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Amore e Psiche stanti

La favola di Amore e Psiche, dal libro “Le Metamorfosi” di Apuleio del II sec. d.C., narra la storia della giovane Psiche, la cui indescrivibile bellezza scatena la terribile gelosia di Venere e l’amore appassionato di Cupido. Scoperta su istigazione delle invidiose sorelle la sua identità prima di potersi ricongiungere al suo divino consorte, è costretta a effettuare una serie di prove, al termine delle quali otterrà l’immortalità. Come in una sorta di percorso iniziatico, superate le prove richieste dalla dea, Psiche giunge all’Olimpo dove sposerà il suo Amore. I molteplici e affascinanti piani di lettura che la favola di Apuleio offre hanno nel corso della storia fornito straordinari spunti di ispirazione ampiamente riprodotti nel Rinascimento e, soprattutto, nel Neoclassicismo, quando il tema visse un periodo di grande fortuna anche in ambito letterario.

Il fenomeno culturale e artistico che caratterizzò la seconda metà del Settecento e almeno i primi vent’anni del secolo successivo, definito convenzionalmente Neoclassicismo, fece della grande civiltà greca e poi di quella romana un modello di vita vero e proprio, posto al centro della produzione delle arti, della musica, della letteratura e della moda, in forte contrapposizione alla teatralità del Barocco e alla frivolezza del Rococò. La scultura dedicata da Antonio Canova ad Amore e Psiche stanti, conservata al museo del Louvre e per la prima volta esposta a Milano, prende vita in un momento d’oro della produzione dell’artista veneto. Fu proprio in questi anni che vennero fissati i canoni estetici delle (sue) ”divinità” ricche di dolcezza e di bellezza sensuale. Pur restando folgorato al suo arrivo a Roma dalla bellezza dei marmi di ispirazione classica, Canova ha da sempre cercato di dare non solo un perfetto saggio tecnico di scultura, ma di ricreare in ogni sua opera anche lo spirito della favola antica come suggestione ed espressione di sentimenti.

Antonio Canova

Nasce a Possagno in Veneto il 1 novembre 1757. Scultore e pittore italiano considerato il massimo esponente del Neoclassicismo. Rimane orfano del padre all'età di quattro anni e viene affidato al nonno, scultore locale di discreta fama, che intuisce il suo genio. All'età di undici anni inizia a lavorare a Pagnano d'Asolo, nello studio di scultura di Giuseppe Bernardi-Torretti. Svolge l'apprendistato all'Accademia di Venezia e a soli diciotto anni apre una sua bottega dove inizia la sua ascesa. Ventiduenne, si trasferisce a Roma e studia all'Accademia di Francia e ai Musei Capitolini. A Roma dimora a Palazzo Venezia ospite dell'ambasciatore veneto Girolamo Zulian ed esegue alcune tra le opere più note tra cui Amore e Psiche. Viene nominato ritrattista ufficiale di Napoleone e raggiunge una notevole fama in tutta Europa. Nel 1802 viene nominato "Ispettore Generale delle Antichità e delle Arti dello Stato della Chiesa". Nel 1815 attraverso un'abile azione diplomatica ottiene la restituzione e il rimpatrio di molte delle preziose opere d'arte sottratte dalle truppe napoleoniche. Muore a Venezia la mattina del 13 ottobre 1822 in una tappa intermedia del suo viaggio di itorno a Roma.